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Recensione: Ciò che inferno non è

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili

Ciò_che_inferno_non_èÈ molto difficile recensire questo libro. Come si fa a parlare di Padre Pino Puglisi, di mafia, di amore, di santità e di coraggio senza dire cose banali e scontate, senza scadere nella retorica?

Eppure Alessandro D’Avenia ce la fa. Riesce a scrivere un bellissimo romanzo di formazione, a trattare Padre Pino Puglisi da una prospettiva diversa. Don Pino non è il protagonista della storia, ma un punto di riferimento per i veri protagonisti: Federico, il Poeta, che rinuncia a una vacanza-studio a Oxford per vivere un’esperienza di crescita nella sua città, così vicina, così presente ma allo stesso tempo così sconosciuta; Lucia e Serena, combattute tra il desiderio di fuga e il coraggio di cambiare le cose; il Cacciatore, Nuccio e gli altri malavitosi, che pensano che l’unico modo per affrontare la vita sia quello di esercitare il proprio controllo sugli altri; e soprattutto i bambini, quei bambini per i quali Don Pino ha aperto il centro Padre Nostro, quei bambini abituati e educati a vivere nell’inferno, e che all’inferno non vedono alternativa. Don Pino crede in loro, guarda nei loro cuori cercando il lato buono, riaccendendo la speranza.

Non parla di Dio, questo libro, o almeno non più di quanto ci si aspetterebbe visti l’ambientazione e i personaggi; ma di Dio è completamente impregnato. Perché permette di cogliere il messaggio cristiano nella sua quotidianità. Per tutto il racconto si respira forte l’invito a cercare la Bellezza che c’è in noi, quel pezzettino di amore che ci permette di affrontare e sconfiggere l’inferno. Quell’amore che una volta donato «rimarrà intatto e continuerà per sempre, indistruttibile». Che consentirà a Don Pino di sorridere nel momento della morte, perché «ha dato e ricevuto tutto». Quell’amore che non gli farà vedere due assassini, ma due figli.

Togli l’amore e avrai l’inferno, mi dicevi, Don Pino.
Metti l’amore e avrai ciò che inferno non è.

Alessandro D’Avenia, Ciò che inferno non è

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