Recensioni, Young Adult
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Recensione: Sette minuti dopo la mezzanotte

C’era una volta un uomo invisibile, che s’era stufato di non essere visto da nessuno. Non che fosse davvero invisibile. Il fatto era che la gente si era abituata a non vederlo. E se nessuno ti vede, esisti davvero?

Sette minuti dopo la mezzanotte. È l’ora in cui Conor si risveglia, tormentato da un incubo ricorrente, carico di buio e vento e urla, di paura e di una forte sensazione di perdita. Ma è anche l’ora in cui sente una voce che lo chiama per nome. Una voce antica, cavernosa, come quelle dei mostri. E quello che Conor vede fuori dalla finestra è proprio un mostro, una creatura antica simile al grande albero di tasso che si trova nel prato vicino alla sua casa. Ma il ragazzo non ha paura, perché nel suo incubo ci sono mostri ben peggiori.

Conor O’Malley ha 13 anni, è troppo grande per credere ancora ai mostri, ma ancora piccolo per affrontare quello che sta succedendo nella sua vita: un padre che lo ha abbandonato per andare a rifarsi una vita in America e una madre in lotta tutti i giorni con la malattia. È ancora un ragazzino, Conor, ma sa già cosa vuol dire svegliarsi la mattina, sistemarsi da solo il letto e versarsi il latte per la colazione. Sa cosa vuol dire tornare a casa, la sera, dopo una giornata di scuola passata tra compiti in classe e atti di bullismo, e prepararsi qualcosa per cena. Sa riconoscere l’odore delle medicine, il dolore nei colpi di tosse della madre, la compassione celata negli sguardi degli insegnanti.

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Conor è solo e spaventato, e ha paura, un giorno, di diventare invisibile. Nessuno sembra accorgersi di lui, nessuno sembra rendersi conto di quello che gli sta succedendo. Nessuno tranne Lily, la sua amica di sempre, l’unica che capisce Conor e cerca di stargli vicino. Ma il ragazzo fa di tutto per evitarla, per tenerla lontana, perché stare con lei significa affrontare tutto ciò che succede nel suo incubo.

E adesso, nella sua vita, c’è il mostro. Arriva di notte, nell’ora in cui appaiono le stelle, in cui i rumori si attutiscono e gli alberi strappano le radici dalla terra per ergersi altissimi a oscurare il cielo. Arriva per raccontare a Conor le fiabe. Tre fiabe, per la precisione, tre storie che non finiranno come Conor si aspetta, perché le storie sono creature selvagge, perché non sempre c’è un lieto fine. E in cambio, il mostro vuole da Conor una quarta storia, vuole la verità, quella che si nasconde nell’incubo, tra urla e vento e mani che si sfiorano e si lasciano.

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Patrick Ness – autore ancora poco conosciuto, purtroppo, in Italia – scrive questo romanzo basandosi su un soggetto di Siobhan Dowd, autrice irlandese morta prematuramente prima di poterlo concludere. A caricarlo ancora di più di emozioni ci pensa Jim Kay, con le sue illustrazioni cupe e graffianti, rigorosamente in bianco e nero. Il risultato è un romanzo in cui si respirano tutta la rabbia e la disperazione di chi è costretto ad affrontare qualcosa più grande di lui. Un romanzo dove le certezze si ribaltano, dove ci si smarrisce tra ciò che è reale e ciò che è solo apparenza. Un romanzo carico di dolore e sofferenza, ma allo stesso tempo luminoso, splendente e ricco di speranza.

E poi un giorno l’uomo invisibile decise: farò in modo che mi vedano.»
«Come? Come fece quell’uomo?»
«Chiamò un mostro.»

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Titolo: Sette minuti dopo la mezzanotte
Autore: Patrick Ness (soggetto di Siobhan Dowd)
Editore: Mondadori
Anno: 2012 (2011)
Titolo originale: A Monster Calls
Traduttore: Giuseppe Iacobaci
224 pagine

Leggi qui le prime frasi del libro

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