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Autori nella giungla: Intervista a Laura Facchi

Laura Facchi - Il giglio d'oroVi presento Laura Facchi. Ha lavorato per diverso tempo come reporter freelance, toccando con mando diverse realtà, tra le quali l’Albania, che le è stata di ispirazione per il suo primo romanzo, vincitore del Premio Calvino. Ora ha deciso di fermarsi, senza però mettere giù la penna. E con il nuovo libro ha deciso di fare il suo esordio nella narrativa per ragazzi.

È Il giglio d’oro, un romanzo sci-fi che ha come protagonista Astrid, una ragazza che sa di essere diversa da tutte le ragazze che conosce. Ha occhi viola come uno smalto Chanel, capelli bianchi come il ghiaccio e una strana macchia dorata a forma di giglio sulla spalla. Per lei quel fiore che brucia sulla pelle è solo una delle tante stranezze che la rendono un tipo da cui è meglio stare alla larga. Nasconderlo è l’unico modo per sentirsi normale.
Anche Kami, a miliardi di chilometri di distanza, vorrebbe sentirsi normale. È il figlio del tiranno di Lundea, che ha messo in ginocchio il pianeta, e cerca un modo per riscattare sé stesso e il suo popolo.
Kami e Astrid non si conoscono, ma sono più simili di quanto potrebbero mai immaginare. Perché Lundea e la Terra sono pianeti gemelli, uniti da un legame indissolubile di energia. Ogni volta che sulla Terra nasce una persona, ne nasce una anche su Lundea, e quando muore, anche il suo doppio subisce la stessa sorte. Nessuno è immune a questo meccanismo, tranne i Gigli d’Oro. Esseri unici e straordinari che ormai stanno diventando sempre più rari. E mentre Kami cerca il Giglio d’Oro che possa salvare la sua gente, Astrid, sulla Terra, scopre l’amore, proprio quando una verità eccezionale e spaventosa la scaraventa sull’orlo di un baratro in fondo al quale la attende una scelta dolorosa. La più dolorosa di tutta la sua vita.

Laura Facchi ha messo a disposizione il suo tempo per rispondere a qualche domanda e soddisfare un po’ di curiosità.

Com’è nata Lundea, questo pianeta gemello della Terra?

È nata così, d’improvviso, una sera qualunque. Devo ammettere che non ho mai letto molta fantascienza, però le pochissime cose che ho letto mi sono piaciute molto. Era da un po’ che mi ripetevo che mi sarebbe piaciuto esplorare quel genere, scrivendo un racconto di fantascienza. L’idea iniziale era proprio questa: un semplice racconto. Parola dopo parola, però, mi sono innamorata dei mondi paralleli di cui stavo scrivendo e il racconto è diventando un romanzo.

Quali sono fattori del mondo reale che hanno influenzato la creazione di questo mondo fantastico?

Tutti quelli che odio, praticamente. Lunedì è proprio l’utopia, un luogo fantastico dove mi piacerebbe vivere perché non esistono inquinamento né razzismo né povertà. Ovviamente anche su Lundea ci sono problemi di gestione, ma rimane comunque un luogo che si è sviluppato in un modo completamente diverso dal nostro.

Parliamo della protagonista: Astrid. Il suo personaggio è ben caratterizzato, sembra una persona reale. Rispetto all’idea iniziale, quanto è cambiato e come si è evoluto?

Il personaggio di Astrid non è cambiato tanto, in realtà. Nella prima bozza aveva otto anni, dato che il libro inizialmente era pensato per i ragazzi, ma in lei c’erano già tutte le caratteristiche che ritroviamo nel personaggio finale, come la sua intelligenza. Ho sentito Astrid vicina fin da subito, a differenza di Kami. Forse all’inizio era molto più cerebrale, pensava tantissimo ed era piena di dubbi e paranoie. Era molto simile a me. Era troppo chiusa in sé stessa e questo non andava bene per una ragazza di sedici anni. Quindi ho cercato di tirare fuori tutta la sua freschezza e ridurre al minimo quella pesantezza che rimane comunque un suo tratto caratterizzante. Possiamo dire che è stata questa la sua evoluzione, che le ha fatto sviluppare anche quell’ironia che prima le mancava.

Per quanto riguarda Kami, invece?

Nella prima versione Kami non c’era, quella versione che è ancora nel mio computer e che non vedrà mai la luce. Non c’era perché la mia idea era che tutto si svolgesse sulla Terra. Ma quando poi sono passata alla fase di creazione, durante una riunione ho realizzato che poteva esistere una controparte lundeana, proprio quella poi ha preso il nome di Kami. La sua storia era già stata delineata, si trattava solo di inserire la sua figura, un personaggio che però dovevo sviluppare da zero. Tirarlo fuori a metà dell’opera è stato piuttosto difficile, perché avevo già una protagonista ben strutturata e definita, anche se devo ammettere che è stato piuttosto divertente far nascere dal nulla un ragazzo, indossare i suoi panni e vivere la sua storia. Molte cose le ha fatte lui, da solo, sviluppando la sua sicurezza e il suo coraggio.

Perché hai deciso di alternare la narrazione in prima persona con quella di terza?

Quando è arrivato Kami ho dovuto decidere se far parlare anche lui in prima persona. Ho capito subito, però, che qualcosa sarebbe andato storto. Prima di tutto volevo sottolineare il fatto che fosse Astrid la protagonista. Inoltre, usando la terza persona, con Kami, avrei potuto spiegare alcune cose di Lundea che la prima persona non mi avrebbe permesso. Sarebbe stato difficile raccontare il pianeta Lundea dal punto di vista di Kami, perché essendo lundeano non avrebbe potuto spiegare e chiarire certe cose con il giusto interesse. E poi devo ammettere che questo cambio mi piaceva: entrare nel personaggio protagonista, e dopo tenersene un po’ fuori.

Possiamo dire che i temi chiave del romanzo sono la diversità e l’accettazione. Qual è il messaggio che volevi passare ai tuoi lettori?

Volevo comunicare ai lettori che è importante credere in sé stessi, che la forza che si ha dentro, il giglio d’oro che si nasconde, è in realtà la nostra più grande potenza. Spesso le cose che temiamo possano passare per oggetto di derisione sono proprio quelle che ci portano a volare. Dobbiamo avere il coraggio di uscire dalle dinamiche ordinarie del gruppo, della massa, ed essere noi stessi.

Hai scelto un finale chiuso che allo stesso tempo possiamo considerare aperto. Pensi che in futuro potremo tornare di nuovo su Lundea e incontrare di nuovo i personaggi a cui ci siamo affezionati?

Devo dire che all’inizio per me il finale poteva essere tranquillamente un finale chiuso. Però mi rendo conto che dall’altra parte c’è un pianeta agonizzante che ha ancora tanto da dire. Insomma, ho tante altre cose in mente che vorrei accadessero. Ma la realizzazione di un seguito, a questo punto, dipende dai lettori e da quanto questo primo libro riesca a conquistare la loro fiducia.

Prima di scrivere questo libro sei stata giornalista e hai scritto libri completamente diversi. Cosa ti ha spinta a scrivere questa storia per ragazzi e adolescenti?

In realtà, non c’è stato qualcosa in particolare che mi abbia spinto verso questo genere per me nuovo, è arrivato un po’ per caso. Diciamo che in questi anni, nella mia vita, è cambiata una cosa importante: sono diventata una madre. E questo vuol dire vedere la propria libreria riempirsi di libri sempre nuovi e diversi: prima gli albi illustrati, poi i libri per ragazzi e così via. Così sono entrata in questo mondo meraviglioso che prima non conoscevo, e questo ha fatto sì che l’immaginazione si aprisse verso spazi tutti nuovi, senza che me ne rendessi conto.
Un giorno mi è venuta questa idea, nella mia mente è comparso questo pianeta gemello, e da si è generato tutto. Perché succede sempre così: arriva l’idea e tu non puoi fare altro che star lì a pensare e pensare. Questa storia è nata così, un po’ per caso, non è stata una decisione cosciente, si è palesata e mi sono ritrovata a scriverla tutta. C’è da dire, poi, che inizialmente non doveva essere un libro per adolescenti, ma per bambini. Il titolo era comunque Il giglio d’oro, e avevo scritto già 350 pagine, che poi ho dovuto riscrivere per riadattarlo a un pubblico più maturo. Per la prima volta mi sono ritrovata a stendere persino una scaletta, cosa che non avevo mai fatto prima. È stato molto impegnativo, ma anche molto bello.

In questo caso, quindi, per la prima volta hai usato una scaletta. Di solito com’è il tuo processo creativo?

Tendenzialmente butto già stupidaggini. Continuo a scrivere, anche se sono poco ordinata. Anzi, il termine giusto è caotica. Anche nei tempi è così: non riesco a dirmi «Ok, ora scrivo dalle nove alle cinque». Mi piacerebbe diventare più ordinata, in questo senso, e devo dire che la scrittura di questo romanzo mi ha spinto molto in questa direzione. Devo ammettere che con la scaletta ho avuto non pochi problemi all’inizio. Continuavo a ripetermi che non mi serviva, anzi, che potevo continuare a seguire il metodo di sempre, fino a quando non mi sono resa conto che una scaletta era necessaria per non perdermi.

Quali sono le tue fonti di ispirazione, come scrittrice e come lettrice?

Sono caotica anche in questo. Non riesco a seguire un solo filone e un solo genere, ma mi lascio attirare da diverse cose. Ho da poco finito un romanzo spagnolo che mi è piaciuto moltissimo, Patria; mentre ora sto leggendo un librone di una scrittrice hawaiana. Due settimana fa, invece, ho letto Hunger Games, per intero, visto che non l’avevo mai letto ed ero piuttosto curiosa, e devo dire che mi è piaciuto molto. Quindi sì, sono caotica: mi lascio incuriosire e mi piace quando un libro riesce ad attrarmi ancor prima di mettermi a leggerlo.
L’ispirazione è lo stesso, la trovo ovunque. Io seguo sempre le mie idee, sono una vera e propria fabbrica di idee, anche se nella maggior parte dei casi sono da prendere e buttare. Quando arriva quella giusta, quella che riconosco subito essere interessante, la coltivo a fondo, dalla mattina alla sera.

Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

Quando ero molto giovane, per una noiosa malattia sono dovuta stare in casa per tanto tempo. In quel periodo leggevo moltissimo, passavo ore e ore a leggere qualsiasi libro che trovavo in casa. Credo che la mia passione sia nata e sbocciata in quel momento. Ho scoperto che anche scrivere mi piaceva: scrivevo temi, tenevo un diario segreto, e cose di questo tipo. Crescendo ho iniziato a comprendere la differenza tra scrittura privata a scrittura pubblica, ed è stato in quel momento che ho iniziato ad appassionarmi davvero alla scrittura. Come tante altre cose, è nata così, semplicemente.

Quali libri consiglieresti agli adolescenti di oggi?

Non è una domanda facile. Direi L’amante di Marguerite Duras. E poi Dickens, un po’ tutto quello che ha scritto. Per quanto riguarda il teatro penso a Dürrenmatt. Quello che mi piacerebbe, però, è poter incontrare i ragazzi e fare in modo che siano loro a consigliarmi delle letture.


Il giglio d'oro - Laura FacchiTitolo: Il giglio d’oro
Autrice: Laura Facchi
Editore: De Agostini
Anno: 2017
Pagine: 330
Prezzo: 14,90

1 commento

  1. Un’intervista interessante. Ho trovato, per quanto riguarda questo romanzo, interessante solo la parte di Kami che poi ha curato molto poco. Astrid era proprio no sense.

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