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Recensione: L’albero dei desideri

Non dare la colpa agli insegnanti: forse non lo sanno nemmeno, che gli alberi possono parlare. La maggior parte delle persone lo ignora.
Tuttavia, se in un giorno particolarmente fortunato capiti accanto a un albero dall’aria particolarmente amichevole, tu prova a rizzare le orecchie.
Gli alberi non sapranno raccontare barzellette, ma di sicuro sanno raccontare storie.
E se l’unica cosa che senti è il mormorio delle foglie, non preoccuparti: la maggior parte degli alberi è di indole introversa.

Forse non tutti sanno che gli alberi possono parlare. E non si limitano a salutare o a mormorare qualche parola ogni tanto, no. Sono dei veri e propri narratori, e quando ci prendono gusto si mettono a raccontare storie. Se prestassimo attenzione, se ci avvicinassimo a un albero tendendo l’orecchio, magari anche noi potremmo sentire quello che hanno da dire.

L'albero dei desideri - Graphic Review

Rubra, per esempio, ha tanto da raccontare. È una quercia rossa, ha più di duecento anni (duecentosedici anelli, per essere precisi) e ha sempre vissuto in un prato tra due case in uno dei quartieri meno ricchi di una città. Tra i suoi rami e nelle sue tre cavità accoglie una comunità di animali di ogni specie. Ci sono puzzole, opossum, procioni, barbagianni e una cornacchia, Bongo, che potrebbe definire la sua migliore amica, anche se sono una l’opposto dell’altra e quando discutono si trovano quasi sempre in disaccordo (ma è così che funziona, tra amici).

Dalla sua posizione, Rubra ha visto cambiare tante cose, nel corso degli anni: i muri e le imposte delle case sono stati dipinti di colori sempre diversi, i bambini sono diventati genitori e poi nonni e bisnonni, tantissimi animali sono venuti ad abitare tra i suoi rami e poi se ne sono andati per lasciare spazio ad altre creature. Ma due cose sono rimaste sempre le stesse. Una è il nome che le hanno dato gli abitanti della città: “l’albero dei desideri”. La chiamano così perché ogni anno, il primo giorno di maggio, bambini, adulti e anziani si recano da lei per affidarle i loro desideri, i loro sogni e le loro aspirazioni. Li scrivono su biglietti o nastri di stoffa (qualche volta anche calzini da ginnastica o magliette o mutande) e li appendono ai suoi rami come auspicio per qualcosa di bello.

L’altra cosa che non cambia mai riguarda le famiglie che si trasferiscono nelle due case. Vengono quasi sempre da un paese lontano, portano con sé profumi, parole e tradizioni diverse, e ogni volta non sono ben visti dal resto degli abitanti (non tutti, certo, ma la maggior parte). Adesso c’è una nuova famiglia in una delle case, e non è dovuto trascorrere molto tempo prima che un ragazzo si avvicinasse a Rubra e, con una rabbia impossibile da comprendere, incidesse nel suo tronco tre parole semplici ma spietate: «Via da qui!».

Forse non tutti sanno che gli alberi hanno una pazienza limitata. E dopo duecento anni, Rubra non può più stare a guardare impassibile i poliziotti che la circondano con del nastro per evitare che chiunque possa avvicinarsi al suo tronco, non può sentire la padrona del suo prato dire che è arrivato il momento di abbatterla, e non riesce a sopportare l’agitazione degli animali che accoglie, la loro paura e la loro tristezza al sapere di poterla perdere per sempre. E quando Samar, la figlia dei nuovi arrivati, si avvicina a lei con le lacrime agli occhi e un pezzetto di stoffa tra le mani, Rubra decide che è arrivato il momento di chiamare a raccolta tutti i suoi amici animali e mettere in atto un piano per far rinascere la speranza nel quartiere ed esaudire il desiderio di quella bambina: trovare un amico.

Katherine Applegate dà voce a un albero, e come ha fatto con il gorilla Ivan nel suo romanzo L’unico e insuperabile Ivan, riesce a renderlo un personaggio autentico e complesso, capace di trasportarci nel suo mondo e di mostrarci la nostra realtà da un punto di vista inconsueto, che fa emergere le contraddizioni e le assurdità di un’umanità che ama definirsi avanzata ma che ha ancora molto su cui lavorare. Con una lingua curata e poetica, Rubra ci parla di gentilezza, di diversità, di accoglienza, e ci fa capire che dovremmo solo essere fieri di vedere i nostri quartieri, le nostre città e i nostri paesi pieni di lingue e odori diversi, così variegati e un po’ selvaggi. Perché è proprio così che sono i giardini più belli.

«Perché l’ho fatto, Bongo?» ho mormorato. «Perché?»
«Lo hai fatto, caro il mio Vecchio Albero Saggio, perché avevi una storia da raccontare.»
«È stata una stupidaggine» ho detto. «E io non dovrei commettere stupidaggini.»
«Non è stata una stupidaggine» ha detto Bongo. «Piuttosto, una speranza. E tutti hanno bisogno di sperare, Rubra. Persino i Vecchi Alberi Saggi.»


L'albero dei desideri - Katherine ApplegateTitolo: L’albero dei desideri
Autrice: Katherine Applegate
Illustratore: Charles Santoso
Editore: Mondadori
Anno: 2018 (2017)
Titolo originale: Wishtree
Traduttrice: Chiara Alberghetti
Pagine: 210
Prezzo: 16 euro
EAN: 9788804687900

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