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Recensione: La danza delle rane

Ammetto che non tutti gli uomini di scienza sono degli altruisti, ma la maggior parte sì, e c’è bisogno anche di loro perché le cose cambino in meglio. C’è bisogno di medici che scoprano rimedi per guarire le malattie, e chirurghi che riducano le fratture, e chimici che analizzino i terreni perché producano di più. E c’è anche bisogno di chi studia questo nostro mondo come è ora e come è stato in passato, per renderlo più comprensibile e meno misterioso. Si chiama progresso, questo, e il progresso è qualcosa di inarrestabile e universale.

In estate, la campagna che circonda Reggio Emilia si popola di afa e zanzare. Quei pochi che si avventurano lo fanno perché costretti dal lavoro, ma di certo non vorrebbero starsene lì, a scacciare insetti e sentire il caldo che ti si appiccica addosso. Ma c’è qualcuno che sembra quasi divertirsi a camminare lungo i fossi e le rogge. È un uomo bizzarro, ogni tanto si blocca, raccoglie qualche rana e la infila nella sua sacca. Un ragazzino che si ferma a osservarlo pensa che si stia portando avanti per la cena, ma si sbaglia. Non sa che quell’uomo è Lazzaro Spallanzani, uno dei più importanti scienziati del momento. E che presto lo sceglierà come suo assistente.

La danza delle rane - Graphic Review

Siamo nel Settecento, nella campagna di Scandiano. È qui che vive Antonio, giovane figlio di un mugnaio che una mattina, in mezzo ai campi, si ferma a osservare incuriosito quel cacciatore di rane. È uno spettacolo strano, inusuale e incomprensibile per qualcuno che ha passato la vita a spostare sacchi di farina e che è stato costretto ad abbandonare gli studi di calcolo e scrittura perché in famiglia avevano bisogno di un paio di braccia in più per i lavori quotidiani. Ma presto, Spallanzani sceglierà proprio Antonio per fargli da assistente, stravolgendogli la vita.

Ogni giorno Antonio andrà nella sua villa, e piano piano scoprirà un mondo fatto di minerali e fossili, esperimenti e microscopi. Il suo compito principale sarà quello di munirsi di penna e calamaio e trascrivere misteriosi nomi latini su miriadi di cartellini, utilissimi a Spallanzani per identificare tutti gli oggetti che ha raccolto e classificato. Un lavoro monotono e noioso, all’inizio, ma che presto sarà affiancato da avventure tra le rogge, osservazioni della natura e incontri con personaggi di un certo spessore.

Antonio avrà l’occasione di conoscere meglio l’abate Spallanzani: un uomo intelligente e dotato di grande spirito critico, rispettoso nei confronti di tutti i tipi di lavori e privo di pregiudizi verso chi proviene da più basse classi sociali. Lazzaro gli insegnerà ad affinare il suo spirito di osservazione verso il mondo che lo circonda, lo metterà a conoscenza dei suoi progetti ed esperimenti, ma soprattutto lo tratterà come un adulto, come un uomo in grado di ragionare e pensare con la propria testa.

Ma cosa c’entrano le rane? Perché Lazzaro Spallazanti è così interessato a loro? Semplice: per ragioni scientifiche. In un’epoca in cui si credeva che le uova di questi anfibi (e di molti altri animali) nascessero dal fango degli stagni e degli acquitrini, lo Spallanzani voleva dimostrare che sono le rane stesse a produrre le uova e che la vita può nascere solo se è presente un esemplare maschio che le possa fecondare. È un pensiero radicale per l’epoca, che suscita le risate nel marchese di quelle terre (ma d’altronde, cosa ne vuole sapere lui, che si vanta di possedere un corno di unicorno…?) e attira le ire del parroco, perché in contrasto con tutti i dettami della Chiesa. E c’è qualcuno che è persino disposto a escogitare un piano per screditare lo scienziato, qualcosa che ha a che fare con la scomparsa di una grande quantità di fossili. E forse solo lo spirito di osservazione di Antonio può aiutare a smascherare il colpevole.

Quello che Guido Quarzo e Anna Vivarelli scrivono a quattro mani è un romanzo d’avventura e di formazione che unisce tanti elementi di divulgazione scientifica. Attraverso il rapporto tra lo Spallanzani e Antonio, i due autori ci fanno conoscere uno scienziato appassionato, intenzionato a indagare la natura nel profondo, senza timore di porsi in contrasto con quanto fino a quel momento era ritenuto vero e incontestabile. E tutto quello che ha insegnato ad Antonio sulla vita può essere di esempio anche a noi, perché può spingerci a guardare il mondo con stupore, a non dare nulla per scontato e a non credere in una risposta senza farsi almeno una domanda.

Inutile dire che, a differenza di Antonio, lo Spallanzani è esistito davvero. È nato nel 1729, ha vissuto nel pieno dell’epoca dell’Illuminismo e ha portato avanti i suoi esperimenti con l’entusiasmo tipico dei pionieri. Con i suoi studi ha finalmente confutato la teoria della generazione spontanea, aprendo la strada a nuove ricerche e a ciò che oggi chiamiamo progesso. Quello universale e inarrestabile, come il ballo della vita.


La danza delle rane - Guido Quarzo, Anna Vivarelli

Titolo: La danza delle rane
Autori: Guido Quarzo e Anna Vivarelli
Illustratrice: Silvia Mauri
Editore: Editoriale Scienza
Anno: 2019
Pagine: 121
Prezzo: 9,90 euro
ISBN: 9788893930062

Guarda la scheda della Danza delle rane sul sito dell’editore.

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