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Thornhill – Recensione

Non lascerò che niente di quello che dicono o fanno mi faccia piangere. Mai. Ma mi fa male dentro. Forse è così che ci si sente quando si muore di crepacuore.

Nel 2017, Thornhill si erge imponente e spettrale. Quell’orfanotrofio femminile è ormai abbandonato da più di trent’anni e i cittadini chiedono da tempo che venga abbattuto per far spazio a nuove costruzioni. Ma forse, se è ancora in piedi, è perché ha ancora una storia da raccontare.

È marzo quando Ella si trasferisce nella nuova casa che guarda direttamente su Thornhill. Sua madre non c’è più e le sue giornate sono scandite dai biglietti lasciati da suo padre, che puntualmente la avvisano che tornerà a casa tardi, forse dopo cena. E in questa quotidianità che si sussegue sempre uguale e solitaria, ben presto accadrà qualcosa: Ella noterà una ragazza nel giardino abbandonato di Thornhill, si sentirà attratta da lei, forse per quegli occhi così simili ai suoi, e inizierà a uscire per esplorare il vecchio orfanotrofio, alla ricerca di una verità che scoprirà molto più dolorosa di quanto potesse immaginare.

Perché nella stanza più alta di Thornhill, nel 1982, viveva Mary. Mary, con i suoi tredici anni, i capelli biondi e quegli occhi piccoli e azzurri contornati da ombre scure, segno delle sue notti insonni; Mary, che si era chiusa in un mutismo selettivo e passava il suo tempo sempre all’erta, pronta a subire scherzi subdoli e violenze psicologiche da parte di un’altra ragazza accolta nell’orfanotrofio; Mary, che dava forma a pupazzi e cuciva loro degli abiti per sentirsi un po’ meno sola, che si rifugiava in un angolo segreto del giardino alla ricerca di un po’ di pace e che affidava le sue angosce alle pagine di un diario. 

E sarà proprio ritrovando questo diario, molti anni dopo, che Ella scoprirà la storia di Mary. Tra quelle pagine, leggerà di quanto Mary si sentisse impotente e cercasse disperatamente un’amica di cui fidarsi, di quanto nessuno, nemmeno i ragazzi che lavoravano all’orfanotrofio, riuscisse a notare il dolore che le causava quella sua compagna, e di quanto a poco a poco il mondo intorno a lei si stesse disintegrando e la fiducia negli altri si stesse affievolendo. Pagina dopo pagina, Ella si sentirà sempre più vicina a Mary, comprenderà quella solitudine così simile alla sua e, chissà, forse potrà diventare quell’amica che Mary non ha mai avuto.

Pam Smy racconta la storia di queste due ragazze alternando due piani temporali, ognuno con un proprio stile: leggeremo la storia di Mary attraverso le pagine del diario che ha scritto nel 1982, in un crescendo di tensione e angoscia; mentre “vedremo” la storia di Ella nel 2017, narrata solo attraverso bellissime illustrazioni a doppia pagina, realizzate in una tavola di colori che va dal bianco al nero passando per tutta la scala di grigi. Sono illustrazioni molto curate, che ci fanno soffermare sui dettagli e riescono a creare un’atmosfera cupa e inquieta, perfetta per raccontare questa storia di dolore e di fantasmi.

Thornhill è un incontro tra due solitudini, è la storia di due vite che sembrano senza possibilità di salvezza, è una lettura che fa nascere tanta rabbia e che ci porta a domandarci perché a volte gli adulti e le figure di riferimento abbandonino i ragazzi a loro stessi invece di proteggerli e vigilare su di loro. Thornhill è un libro che non ci lascerà mai del tutto, perché quando arriveremo all’ultima pagina e lo chiuderemo e lo rimetteremo sulla libreria ci resterà, come ricordo, un peso sul cuore.


Thornhill - Pam Smy

Titolo: Thornhill
Autore: Pam Smy
Editore: Uovonero
Titolo originale: Thornhill
Traduttore: Sante Bandirali
Età di lettura: da 12 anni
Pagine: 533
Prezzo: 18,50 euro
ISBN: 9788896918531

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