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La città dei libri sognanti – Recensione

Chi si è imbattuto, nel corso della sua vita, in qualche libro che narri una storia di Zamonia sa che Ildefonso de’ Sventramitis è uno dei più noti, importanti e prolifici autori del continente. Ha scritto di tutto, sperimentando generi letterari dei più vari: romanzi, sonetti, lettere d’amore, poemi epici, favole della buonanotte, libri di viaggio, ma anche ricette culinarie in versi e drammi monumentali in novecento atti. D’altronde, è originario di Forte Vermicchio, e si sa, tutti i sauri che lo abitano sono dediti alla scrittura letteraria.

Nella Città dei libri sognanti, il quarto libro delle avventure ambientate a Zamonia, Ildefonso ci racconta di quando non era ancora uno scrittore e del viaggio che ha compiuto per diventarlo, un viaggio pericolosissimo e orrorifico che gli ha permesso però di trovare l’unza, quella leggendaria ispirazione poetica che in molti – Ildefonso compreso – ritengono niente di più che un’inconsistente favoletta per bambini.

Ildefonso era ancora giovanissimo – aveva compiuto una settantina di primavere – quando si è ritrovato al capezzale del suo padrino poetico, Danzelot lo Spaccasillabe, noto a Zamonia per aver scritto un solo libro in cui si è dilettato a descrivere, con una lingua precisa e filosofica, i segreti delle verdure e della concimazione. È lì, sul letto di morte, che Danzelot rivela a Ildefonso il suo segreto: se nella sua esistenza è riuscito a dare vita a una sola opera è perché tempo prima ha avuto l’onore di ricevere e leggere un manoscritto di una tale perfezione letteraria da non essere più in grado di abbozzare nemmeno una frase. Non sa come si chiami l’autore, non sa che aspetto abbia né da quale parte del mondo provenga; sa solo che gli aveva consigliato di recarsi a Librandia, convinto che in quella città avrebbe potuto trovare tutto ciò di cui aveva bisogno per raggiungere la meritata notorietà. E ora l’ultimo desiderio di Danzelot è che Ildefonso si rechi in quella città per ritrovare l’autore misterioso, di cui non si sono più avute notizie.

Inutile dire che Librandia è la città perfetta per lettori, scrittori e chiunque ami avere a che fare con qualsiasi libro. Una sorta di paradiso infernale dove si possono trovare oltre cinquemila librerie antiquarie e oltre seicento case editrici, per non parlare delle tipografie, delle cartiere e di altri rivendite di segnalibri, scaffalature, occhiali o qualsiasi altro aggeggio utile per la consultazione, la conservazione o l’esposizione dei libri. Per le strade si possono incontrare poeti che declamano versi propri o altrui, nani avvolti in pagine di giornale che strillano le notizie più fresche e succulente, ed esseri travestiti – indovinate da cosa? – che pubblicizzano le ultime novità letterarie.

Al suo arrivo, Ildefonso è piacevolmente impressionato da tutto quello che vede, sente e assapora, apprezza perfino l’odore intenso della vecchia carta e i panini spalmati di miele e api. Ma ben presto si rende conto che quella città nasconde un lato oscuro. Per raggiungere il suo scopo dovrà districarsi tra agenti letterari particolarmente cinici, profetesse di impareggiabile bruttezza e antiquari alquanto mefistofelici. E prima ancora di riuscire a capire come funzionano le cose lì a Librandia, si ritroverà esiliato nelle sue catacombe, il labirinto enorme e in gran parte inesplorato che si sviluppa sotto la città, ricco di rarissimi libri appartenenti a epoche remote. Non si sa con certezza quanti pericoli si nascondano lì sotto, ma le voci riportate da tutti i cacciatori di libri che esplorano da sempre le catacombe parlano chiaro: ci sono librovori tremendi, arpiri, ferrovie in rovina e, soprattutto, il temutissimo Re delle Ombre, il mostro leggendario che si dice dimori nella zona più profonda di quell’intrico di cunicoli oscuri.

Con la guida delle Catacombe di Librandia, il libro scritto da Colofonio Lucorumido, il più famoso cacciatore di libri di Librandia, Ildefonso de’ Sventramitis intraprenderà un viaggio tortuoso in quel pericolosissimo mondo sotterraneo, tra caverne dove riposano pipistrelli succhiavita e castelli popolati da ombre più o meno cupe, con un solo obiettivo: ritornare in superficie. E magari, nel frattempo, trovare l’autore misterioso, portare alla luce i più nascosti segreti della città e – perché no? – sopravvivere.

Ancora una volta Walter Moers, che si presenta come traduttore dallo zamonico del romanzo di Ildefonso, ci trascina in un’avventura emozionante. Ogni volta che ci si imbatte in un suo libro si realizza che la sua fantasia è senza limiti e che la sua abilità di narratore è impressionante. Moers gioca con le parole, si diletta in descrizioni dettagliate, butta lì (auto)citazioni con estrema nonchalance, piazza colpi di scena uno dopo l’altro. Leggere un suo libro è una vera e propria esperienza, e non solo perché tomoni di cinquecento pagine ti scivolano via come niente, ma perché alla fine della lettura realizzi di aver compiuto un viaggio anche tu. E chissà, magari  prendendo in mano una penna e iniziando a scrivere, inizierai a sentirti pervaso dall’unza.


La città dei libri sognanti - Walter Moers

Titolo: La città dei libri sognanti
Autore: Walter Moers
Editore: Salani
Anno: 2006 (2004)
Titolo originale: Die Stadt der Träumenden Bücher
Traduttore: Umberto Gandini
Età di lettura: Da 13 anni
Pagine: 509
Prezzo: 12 euro
ISBN: 9788893814263

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