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Recensione: L’ultimo faro

“Provarono un sentimento comune, un piacere caloroso e felice, si presero per le braccia come nella danza greca, nel sirtaki, girarono in tondo come se al centro del cortile ci fosse un fuoco che li scaldava, li riempiva di energia. Ulularono di gioia, si sentirono di far parte di qualcosa, di essere frammenti di un’unica essenza. Membri indivisibili di un’unica tribù umana.”

Si respira aria di mare leggendo questo libro. L’odore di salsedine, lo scroscio delle onde, i riflessi del sole sull’acqua. La nostra mente corre subito alle vacanze, all’estate, a quella spensieratezza che si vive quando finisce la scuola e ci si sente più leggeri.

A una prima occhiata sembra il classico racconto di un gruppo di amici in vacanza, condito magari con qualche storia d’amore nata all’ombra di un faro. Ma poi apri il libro, sfogli le prime pagine, inizi a leggere e scopri con grande piacere che non è per niente così. Che quel faro abbandonato accoglie quattordici adolescenti che non si sono mai incontrati prima, ragazzi soli e incompresi, spaventati dal futuro, costretti a partecipare a un campo estivo come fosse una sorta di punizione. Nei loro zaini, i sogni e i rancori, i dubbi e le paure. Nelle loro mani, il desiderio di costruire qualcosa di importante, di sentire la vita scorrere irrefrenabile.

L'ultimo faro - Paola Zannoner - Recensione

C’è Walter, che insegue le stelle. C’è Sergio, che cerca rifugio in mondi immaginari. Malika, che non si è mai sentita parte di una comunità, e Deindre, che non accetta il suo corpo. E poi Ahmed, in fuga dalla guerra, e Lin, in fuga dal passato. Ma ci sono anche i coach, ragazzi più grandi e così folli da dedicare il loro tempo a quegli adolescenti scapestrati che li vorrebbero soltanto fuori dai piedi. E Lucio, affascinante e misterioso, il vecchio guardiano di quel faro ormai in disuso.

Tra le corse sulla spiaggia e le gite in barca, i ragazzi si troveranno tra le mani anche un mistero. Ha la forma di due iniziali incise sulla parete di una grotta e un retrogusto malinconico, quasi doloroso. Li trasporterà nel passato di Lucio e di sua figlia, una ragazza che si sentiva prigioniera in quell’angolo di mondo e che sognava di volare lontano.

Paola Zannoner costruisce un romanzo corale, un alternarsi continuo tra la voce del narratore e quella dei ragazzi. Il linguaggio è colloquiale e diretto, anche se a volte pecca forse di poca naturalezza, ricorrendo a termini che possono apparire giovanili alle orecchie degli adulti, ma che per un ragazzo rischiano di sembrare poco autentici. Ma questo non sminuisce la potenza del libro, quell’intrecciarsi di vite che si incontrano e si completano. Superati i litigi, le diffidenze, gli egoismi, i ragazzi scopriranno di essere una grande tribù. E il faro si trasformerà nel custode delle loro storie. La loro roccaforte. La loro luce nelle notti di tempesta.


Ultimo_faro_Paola_ZannonerTitolo: L’ultimo faro
Autrice: Paola Zannoner
Editore: De Agostini
Anno: 2017
363 pagine

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