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Recensione: Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali

Veneravo il nonno. C’erano cose di lui che dovevano essere vere, avevo bisogno che fossero vere. Quand’ero bambino, le sue storie fantastiche mi dicevano che una vita magica era possibile. Anche dopo aver smesso di crederci, percepivo ancora qualcosa di magico in lui. Avere sopportato tutti quegli orrori, avere visto il lato peggiore dell’umanità e ritrovarsi con una vita irriconoscibile, e nonostante questo restare la persona perbene e buona e coraggiosa che conoscevo. Sì, quella era magia. Quindi no, non gli avrei dato del bugiardo, del traditore o del cattivo padre. Perché se lui non era un uomo perbene, forse nessun altro poteva esserlo.

Miss_Peregrine_La_casa_dei_ragazzi_specialiLe storie si nascondono ovunque. In bauli ricoperti di polvere nascosti sotto i letti. Nei sotterranei cupi e umidi di case diroccate e abbandonate da tempo. Nei vecchi artefatti carichi di leggenda conservati nei musei. Nelle fotografie ingiallite custodite in armadi antichi e misteriosi.

Jacob ha sempre amato le storie del nonno. Ha passato l’infanzia ad ascoltare quei racconti popolati da bambini strani e meravigliosi che vivevano su un’isola dipinta come un vero e proprio paradiso. Bambini speciali, perché dotati di poteri che li rendevano diversi dagli altri esseri umani: c’era chi era capace di volare, chi era in grado di sollevare massi pesantissimi con una sola mano, chi sapeva rendersi invisibile e chi ospitava all’interno del proprio corpo un intero sciame di api. E poi c’erano i mostri, le creature feroci e crudeli che avevano costretto il nonno Abraham a fuggire da casa, ad abbandonare i suoi genitori per rifugiarsi su quell’isola paradisiaca.

Ma da quell’isola il nonno se ne era andato. Un giorno, mentre la Seconda guerra mondiale aveva raggiunto l’apice dei suoi orrori, Abraham era partito per l’America, dove si era costruito una sua famiglia e aveva trascorso la sua vecchiaia a raccontare al nipotino Jacob le sue avventure con i bambini speciali.

Ora, però, Jacob è cresciuto. Ha sedici anni, e a sedici anni non si crede più alle favole dei nonni. A sedici anni la razionalità ruba il posto alla meraviglia e all’immaginazione. A sedici anni si cercano spiegazioni: ecco allora che i mostri assumono il volto dei nazisti che hanno sterminato la famiglia ebrea del nonno; l’isola misteriosa diventa l’orfanotrofio dove Abraham è stato accolto e ha trovato rifugio; e le fotografie conservate dal nonno a testimonianza dei poteri dei ragazzi non sono altro che immagini create per dare fondamento alle sue storie.

Tutto cambia quando Jacob riceve una telefonata. È suo nonno, disperato, impaurito. Nelle sue parole, allusioni a mostri che gli danno la caccia e che sono più vicini e pericolosi che mai. Jacob lo ritrova in un bosco, insanguinato e ferito a morte. Chi è stato a ucciderlo? I suoi incubi? Uno dei suoi mostri? Una bestia selvatica?

Ed è proprio in quel momento che qualcosa, nella mente di Jacob, si mette in moto. Le storie si confondono con la realtà, il passato si mescola con il presente, e le ombre iniziano a popolare i sogni. A Jacob non resta che partire verso l’isola dove il nonno aveva trovato rifugio, tra fotografie ingiallite, sotterranei bui e case diroccate, alla ricerca di quella casa magica e dei bambini che la abitavano, e di quel confine sottilissimo che corre tra le storie e la realtà.


Titolo: Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali
Autore: Ransom Riggs
Editore: Rizzoli
Anno: 2016 (2011)
Titolo originale: Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children
Traduttrice: Ilaria Katerinov
383 pagine

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